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AMBIENTAZIONE

ATTENZIONE!
Per agevolare la consultazione, in questa pagina trovate i link al tutte le diverse ambientazioni. Consigliamo ai giocatori di leggere soltanto quella relativa al regno d’origine del proprio personaggio, così da favorire una maggiore immersione nel proprio ruolo.

Il Passato

La Lissia un tempo era un Impero forte e potente: aveva conquistato tutto il Continente d’Occidente unificando tutti i popoli sotto un unico nome. Il sistema dell’Astro, la moneta riservata solo alla nobiltà, era diffuso ovunque, meno che nei territori a nord del Marchesato Belmont. In essi vivevano, e vivono ancora, gli indomiti popoli barbari del Grehen. La religione del Sole, sotto la guida del Dio Enkas, ha protetto e guidato per secoli il dominio Lissiano, fino a quando, nel 1281 C.E., l’Impero non crollò. Attaccato su due fronti, a nord dal Grehen e ad ovest dall’Impero Oltremare del Mistral, la Lissia si sgretolò a causa delle ribellioni interne. Sotto la guida del Kelht, al tempo uno dei Ducati Lissiani, cominciarono delle rivolte che portarono molte regioni a chiedere, ed ottenere, l’indipendenza. Solo tre famiglie rimasero fedeli alla stirpe imperiale: i de Foille, i Lambert e i Belmont. Con il crollo dell’Impero, la Lissia divenne Regno Divino, mentre il Kelht risorse come Principato indipendente. Per molto tempo la situazione tra i due stati rimase immutata, fin quando Il Giorno della Promessa non ha stravolto tutto.

Il Giorno della Promessa

Cinque anni fa, Adrien De Rohan ed Evelin Kaiser, allora Principi di Lissia e Kelht, siglarono i loro accordi di fidanzamento. Quel gesto segnò l’alba di una nuova era: la rinascita dell’Impero Lissiano. Il Kelht, pur rinunciando alla propria indipendenza e al suo nome, trasformandosi in un Ducato imperiale, ottenne in cambio ampie concessioni politiche e culturali. Per la prima volta nella storia della Lissia, una donna siede sul trono come pari del Sovrano e gli Imperatori sono affiancati in ogni loro decisione da un Consiglio dei Nobili. Un tempo tradizione esclusiva del Kelht, il Consiglio è oggi istituzione centrale dell’Impero: tutti i nobili, lissiani e kelliti, vi hanno diritto di parola e partecipano alle deliberazioni più cruciali per il regno. Anche sul piano spirituale l’unione ha avuto ripercussioni profonde. La Chiesa del Sole e la Chiesa dell’Equilibrio, guide spirituali dei rispettivi popoli, si trovano ora a coesistere fianco a fianco. Sebbene la tensione tra i due culti resti viva e le provocazioni non siano cessate, si intravedono i primi segnali di una possibile convivenza.

La Lissia

La Lissia è stata a lungo un Regno feudale, fiero e tradizionalista, profondamente legato al proprio glorioso passato. Un tempo, l’antico Impero Lissiano aveva unificato tutto il continente d’Occidente sotto un’unica lingua, una sola cultura e una fede assoluta. Oggi, quei fasti vivono per lo più nei libri di storia e nei sogni dei nobili più conservatori.

Per secoli, molti hanno considerato i lissiani un popolo chiuso, radicato nel passato, guidato da una rigida struttura patriarcale e da una religione totalizzante. La voce delle donne e di chi osava pensare diversamente trovava raramente spazio. Il culto di Enkas, il dio che si dice abbia camminato sulla terra nei tempi remoti, dominava ogni aspetto della vita pubblica e privata. Secondo la fede lissiana, Enkas fu il primo Imperatore e il progenitore della casata de Rohan, che ancora oggi regna per diritto divino.

Ma oggi, la Lissia non è più sola. Con l’unione con il Kelht, il volto della Lissia è cambiato. Le antiche certezze sono state messe alla prova da nuove idee, nuove voci, e una nuova forma di governo. I lissiani, pur restando devoti a onore, lealtà e senso del dovere, si stanno aprendo a un mondo che cambia. Dopotutto, un giuramento lissiano è sacro e un’alleanza siglata non sarà mai infranta.

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Il Kelht

Il Kelht, prima dell’unione imperiale, era un Principato di dimensioni contenute, ma di straordinaria influenza. La sua forza non risiede negli eserciti, bensì nel commercio. Le più potenti Gilde Mercantili del continente hanno sede nei suoi porti e nelle sue piazze, e l’oro è la guida di ogni sua scelta politica.

Nel Kelht, uomini e donne godono degli stessi diritti e opportunità: ogni voce ha pari valore, finché è sostenuta da moneta sonante. È questa la filosofia che ha plasmato il Consiglio dei Nobili, antica istituzione composta dai rappresentanti delle Otto Gilde Mercantili. Nessuna decisione veniva presa dal Principe senza l’approvazione del Consiglio, vera spina dorsale del potere kellite.

Anche la fede riflette questa visione del mondo. La Chiesa dell’Equilibrio insegna che ogni cosa esiste solo in virtù del suo opposto. Così al dio Enkas, simbolo della vita e della luce, si affianca la dea Mahan, custode della morte e dell’ombra. Entrambi sono necessari: senza l’una, l’altro perde senso.

I Kelliti sono un popolo curioso, aperto al cambiamento e allo scambio con ogni cultura. Ma dietro l’eleganza dei suoi palazzi e la cortesia dei suoi mercanti, si cela una natura pragmatica e opportunista. Si dice che i kelliti siano disposti a vendere tutto, anche i propri principi, se il prezzo è quello giusto.

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Il Grehen

Agli occhi dei lissiani, spesso offuscati da pregiudizi e ignoranza, il Grehen è una terra selvaggia, abitata da razziatori e guerrieri brutali, mossi solo dalla sete di sangue e dal desiderio di conquista. Questa immagine, tanto radicata quanto distorta, affonda le sue radici in anni di scontri, incursioni e tensioni lungo i confini. Solo negli ultimi tempi, grazie ai primi precari contatti, si intravede la possibilità di un dialogo autentico.

In verità, il Grehen è una vasta terra abitata da un mosaico di tribù, ciascuna con le proprie credenze, riti e tradizioni. Sebbene eterogeneo, questo popolo condivide una cultura profonda e radicata, di cui i greheniani vanno fieramente orgogliosi. Guidati dai loro sciamani, credono nella magia primordiale, nello spiritismo e nella forza vitale della natura e degli elementi. Lontane dallo stereotipo del saccheggiatore, molte tribù vivono in armonia con la terra, fondate su valori comunitari, rispetto reciproco e una profonda connessione spirituale con il mondo naturale.

Permettere ai nobili di Lissia e Kelht di conoscere da vicino la cultura greheniana potrebbe essere il primo passo verso una pace duratura e, forse, verso nuove rotte commerciali e alleanze diplomatiche con le tribù del nord.

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Il Mistral

Agli occhi dei kelliti, il Mistral è da sempre una terra antica e potente, con cui intrecciare scambi e trattative proficue. Per secoli, i rapporti tra le due potenze hanno prosperato pacifici, fondati sulla reciproca convenienza, pur restando evidenti le profonde differenze culturali. I mistralesi, infatti, pur condividendo una filosofia di vita non lontana da quella kellite, rifiutano l’esistenza delle divinità. Ancora più difficile da accettare è l’istituzionalizzazione della schiavitù, cardine della società mistralese e motivo di persistente diffidenza.

Il fragile equilibrio si spezzò nel 1269, quando la Lissia tentò di imporre la propria fede e i propri valori oltre il mare, muovendo guerra al Mistral. Ma l’Impero non era terra da conquistare: fiero e indomito, rispose con forza. Fu lungo le coste orientali, proprio nei territori del Kelht, che si combatterono le battaglie più dure, lasciando dietro di sé devastazione e rancore. Dopo il distacco dall’Impero del Sole, il Kelht avviò con prudenza nuove trattative di pace, riuscendo a ricucire i rapporti e a restituire stabilità diplomatica nel giro di pochi anni. La lunga consuetudine agli scambi tornò infine a imporsi, permettendo ai commerci di rifiorire.

Oggi le navi solcano di nuovo i mari, i mercati traboccano di merci mistralesi e le relazioni appaiono solide. Eppure, le cicatrici del passato non sono ancora svanite: occorrerà tempo prima che i kelliti en i lissiani tornino a guardare ai mistralesi come a veri alleati.

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